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  • WhatsApp, due test in beta: messaggi usa e getta e invio programmato

    WhatsApp, due test in beta: messaggi usa e getta e invio programmato

    WhatsApp sta provando due strumenti che incidono direttamente sul modo in cui i messaggi vengono gestiti dentro l’app. Il primo riguarda la durata del contenuto dopo l’apertura, il secondo il momento in cui il testo viene recapitato. Entrambe le novità compaiono nell’ultima versione beta e puntano a rendere più flessibile l’uso della piattaforma, con un’attenzione particolare alla riservatezza e all’organizzazione delle conversazioni.

    Una delle funzioni in sviluppo estende ai messaggi di testo una logica già introdotta in passato per altri contenuti. Dal 2021, infatti, WhatsApp ha reso disponibile la visualizzazione unica per foto e video, poi allargata anche ai messaggi vocali. L’idea ora è applicare lo stesso meccanismo anche ai testi, permettendo al destinatario di aprire il messaggio, leggerlo una sola volta e non poterlo più consultare in seguito.

    Messaggi di testo visibili una sola volta

    Secondo quanto emerge dalla fase di test, il messaggio testuale a visualizzazione unica dovrebbe includere alcune limitazioni pensate per ridurre la diffusione del contenuto. Sarebbero bloccate operazioni come copia, inoltro, condivisione, screenshot e registrazione dello schermo. La funzione sarebbe prevista sia nelle chat individuali sia nei gruppi, mentre non riguarderebbe i canali, dove la comunicazione ha una natura più aperta e pubblica.

    La richiesta di testi che spariscono dopo la lettura circola da tempo tra gli utenti. In assenza di uno strumento dedicato, alcuni ricorrono già a un espediente: scrivere un testo e inviarlo insieme a un’immagine impostata per scomparire, così da far sparire anche il contenuto scritto quando la foto non è più disponibile. Con l’arrivo di messaggi testuali effimeri, questo passaggio verrebbe eliminato e la funzione sarebbe integrata direttamente nell’app, in linea con l’impostazione già vista con i messaggi effimeri introdotti nel 2020.

    Resta comunque un limite strutturale che la funzione non può superare del tutto. Anche se screenshot e registrazioni venissero impediti, chi riceve il contenuto potrebbe comunque fotografarlo con un altro dispositivo oppure conservarlo in altro modo dopo averlo letto. In questo senso, gli strumenti effimeri riducono le tracce lasciate dentro WhatsApp, ma non cancellano ogni rischio quando si tratta di comunicazioni particolarmente sensibili.

    Invio con data e ora e gestione dalla chat

    L’altra novità in prova riguarda i messaggi programmati. Il meccanismo previsto è semplice: l’utente scrive il testo, sceglie giorno e orario di invio e lascia che sia l’app a recapitarlo automaticamente nel momento stabilito. Si tratta di una funzione presente da anni in altri servizi, da Gmail ad alcune piattaforme social, oltre che in Telegram, ma finora rimasta fuori da WhatsApp nonostante le richieste di molti utenti.

    La gestione dei messaggi programmati dovrebbe passare dalla schermata con le informazioni della chat. Da lì sarebbe possibile controllare l’invio differito e anche annullarlo prima che il messaggio venga consegnato. Non ci sono però tempi ufficiali per un rilascio su larga scala. Le due funzioni sono ancora in beta o in fase di sviluppo, potrebbero arrivare inizialmente solo a una parte degli utenti oppure cambiare forma. In passato, alcune opzioni sperimentate a lungo non sono mai state distribuite oppure sono state lanciate in modo diverso. Per Meta, però, la direzione appare chiara, anche alla luce della concorrenza con Telegram e Signal sul terreno della privacy, dell’automazione e della gestione delle conversazioni.

  • Facebook cambia ricerca: AI Mode sintetizza post pubblici, Gruppi e Reels

    Facebook cambia ricerca: AI Mode sintetizza post pubblici, Gruppi e Reels

    C’è un momento, nelle piattaforme digitali, in cui la funzione iniziale smette di bastare e lascia spazio a un nuovo modello d’uso. Facebook arriva a quel passaggio con AI Mode, una ricerca conversazionale che risponde agli utenti sintetizzando contenuti presi da post pubblici, Gruppi e Reels.

    Il punto non è solo tecnico: Meta sposta il baricentro del social verso un motore di risposta, aprendo domande concrete su affidabilità, moderazione e uso dei contenuti pubblici come materia prima per l’IA. Anche per chi osserva questi passaggi dall’Italia, e dalla Sicilia dove il rapporto con i social passa spesso dai gruppi locali e dalle reti di prossimità, il cambiamento riguarda il modo in cui le conversazioni vengono raccolte, riordinate e restituite.

    AI Mode trasforma Facebook in motore di risposta

    AI Mode cambia la logica della ricerca interna di Facebook. Fin qui la barra di ricerca accompagnava l’utente verso profili, pagine, post o gruppi da esplorare uno per uno, con il consueto lavoro di selezione e verifica affidato a chi legge. Adesso il passaggio intermedio si accorcia: si formula una domanda in linguaggio naturale e il sistema produce una risposta sintetica, costruita con Meta AI a partire da ciò che circola pubblicamente sulla piattaforma.

    La novità, quindi, non sta solo nella comodità dell’interfaccia. Dentro quella sintesi entrano post pubblici, discussioni nei Gruppi e Reels, cioè materiali molto diversi per tono, attendibilità e contesto. Facebook, in questo modo, si allontana un po’ dalla sua identità di luogo dove si pubblica e si intercetta ciò che altri hanno scritto, per avvicinarsi a un ambiente che rielabora conversazioni già esistenti. Se utile, qui l’editor potrebbe richiamare anche l’articolo sulla sovranità AI, perché quando una piattaforma diventa infrastruttura di risposta il tema del controllo pesa più di prima.

    Post pubblici, Gruppi e Reels entrano nella sintesi

    Usare contenuti pubblici degli utenti come base informativa per le risposte dell’IA apre una questione precisa. Un post visibile a tutti nasce spesso per raccontare un’esperienza, commentare un fatto o condividere un’opinione, non per diventare un tassello di una risposta automatica. Sarebbe una forzatura leggerlo solo come dato grezzo. Ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare che, per Meta, quel patrimonio di testi e video rappresenta una risorsa già disponibile, abbondante e aggiornata in tempo quasi reale.

    Nei Gruppi Facebook il nodo è ancora più delicato, perché il contesto conta quasi quanto le parole. Una discussione tra genitori di Palermo, un gruppo di quartiere a Catania o uno spazio dedicato a un tema sanitario hanno regole implicite, riferimenti locali e livelli diversi di competenza. Una sintesi automatica rischia di appiattire queste differenze, mettendo sullo stesso piano esperienze personali, consigli pratici e informazioni fragili. Il problema dell’affidabilità nasce qui, nella distanza tra il tono vivo della conversazione e la forma compatta della risposta finale.

    Da questa eterogeneità discende anche il tema della moderazione. Se la risposta viene assemblata da materiali molto vari, aumenta la possibilità che errori, pregiudizi o contenuti borderline vengano riproposti con un’aura di ordine e chiarezza che il testo originale magari non aveva. Anche questo dato non va letto solo in chiave tecnica, perché la sintesi dell’IA tende a dare un’impressione di autorevolezza. Ed è proprio quell’effetto, più che il singolo post, a meritare attenzione.

    Meta spinge generative AI su foto e video

    AI Mode si inserisce in una strategia più ampia che su Facebook riguarda anche la produzione di contenuti. Accanto alla ricerca conversazionale arrivano strumenti di editing per collage e transizioni nei montaggi video, insieme a preset fotografici basati sull’IA che modificano abiti, capelli e accessori. Nelle Stories, per esempio, basta toccare l’icona “AI Edit” per applicare l’opzione “Wear It”, mentre sull’immagine del profilo si può intervenire con “Restyle profile picture with AI” e “Wardrobe”.

    Il quadro che emerge è piuttosto chiaro. Facebook prova a diventare insieme archivio di contenuti pubblici, motore di risposta e officina creativa dove immagini e video vengono ritoccati o generati con facilità crescente. È una traiettoria coerente con altre funzioni già introdotte negli ultimi mesi, dalle foto profilo animate ai suggerimenti automatici per i creator, fino alle risposte AI nei messaggi del Marketplace. Se utile, qui si può inserire anche il richiamo all’articolo sui data center AI, perché dietro ogni funzione di questo tipo c’è un’infrastruttura materiale che pesa in energia e capacità di calcolo. Se Meta continuerà su questa linea, il valore dei contenuti pubblici crescerà anche come base operativa delle prossime funzioni intelligenti. E tutto comincia da una domanda scritta nella barra di Facebook e da una sintesi costruita pescando tra post, Gruppi e Reels.